giorno dopo giorno la terra africana offre emozioni, sensazioni, luoghi, storie, un patrimonio di vita e di umanità da scoprire, conoscere e condividere
Che gioia poter condividere la bellezza della vocazione, dono prezioso che dà senso alla nostra vita! Parlare di ciò che per noi, Suore, è importante — il cammino con il Signore, la vita fraterna, la missione — è un modo per testimoniare che vivere per Lui e per gli altri è possibile e porta gioia (anche se non sempre facile).
La Parrocchia Santissima Trinità (Diocesi di Viana) ci accoglie, con altri consacrati, per un momento di testimonianza vocazionale: un’occasione semplice ma significativa per seminare speranza e apertura alla chiamata di Dio.
Si guarda con interesse e stupore… Lo Spirito continua a operare nei cuori, suscitando domande, desideri, passi nuovi.
“Una vita, la nostra, totalmente trasformata dall’incontro con l’Amore, con il Tu che ti vuole tutto per sé, perché sei il Suo prediletto. Questo Amore porterà a riconoscerti povero, mendicante solo di Lui e ti renderà capace di amicizie sincere perché imparerai a guardare le fragilità, le debolezze e i limiti dei fratelli con la stessa misericordia con cui Dio guarda le tue”. P.G. Cabra in “Essere(i) umani”
Scatti durante il pranzo di Natale 2025 al Centro Frei Giorgio Zulianello e la passeggiata notturna.
“È indescrivibile la gioia dei bambini quando, negli spazi del Centro e della città, assaporano un momento di festa pensato per loro: gustano, si meravigliano, si lasciano prendere dalla gioia pura”.
Didascalia: suor Alessia e le formande propongono un pomeriggio di animazione in un quartiere di Mucaba (Uíge)
In un tempo segnato da incertezze, guerre e fragilità, la nascita di un bambino o di una bambina, è un atto di fiducia nel futuro. Ogni nuova vita è un dono irripetibile, una promessa che si affaccia nel mondo, un “sì” alla speranza. Non c’è forza più rivoluzionaria e luminosa della nascita, che apre orizzonti nuovi.
Avere figli non è solo un fatto biologico o familiare, ma un gesto profondamente umano e spirituale. È generare vita, prendersene cura, accompagnarla nella crescita, educarla all’amore e alla libertà.
In questo senso, una società che accoglie la vita rinasce continuamente. Una società che non accoglie la vita si spegne lentamente. Una nazione che incoraggia la natalità offre futuro alle radici. Una Chiesa che genera nuovi figli nella fede è feconda.
È urgente e profetico riaffermare che la vita è un bene in sé, che la maternità e la paternità – in tutte le loro forme, compresa quella spirituali – sono doni da custodire. Ogni bambino è un miracolo di fiducia, che interpella famiglie, istituzioni, comunità e Chiesa.
La vera civiltà si misura da come accoglie i più fragili e da come rende possibile nascere, crescere, vivere.
In definitiva, come ha scritto Charles Peguy:
“Tutto quello che si fa lo si fa per i bambini. E sono i bambini che fanno fare tutto. Tutto quel che si fa. Come se ci prendessero per mano. ……. Cosa si farebbe, cosa si sarebbe, mio Dio, senza i bambini. Cosa si diventerebbe. Delle zitelle in una catapecchia. In una capanna diroccata che si demolisce ogni giorno di più. Che si consuma via via. (…) Una razza che si spegne (…) Poichè non si lavora che per loro. E non si fa nulla se non per loro. E che tutto quel che si fa nel mondo non si fa che per loro. Viene da questo quella loro aria sicura. Cosi piacevole a vedersi. Quello sguardo franco, quello sguardo insostenibile a vedersi e che sostiene tutti gli sguardi. Così dolce, così piacevole a guardarsi. Quello sguardo insostenibile a sostenersi. (…) Da questo viene quella loro fronte. Quella fronte sicura. Quella fronte diritta, quella fronte convessa, quella fronte quadrata, quella fronte alta. Quella sicurezza che hanno. E che è la sicurezza stessa. Della speranza.
Nella piccola scuola nata appena 4-5 mesi fa, si è svolta la prima Festa di Natale. Una festa semplice ma profondamente vera, vissuta insieme ai bambini e alle loro famiglie.
I volti emozionati, le mani tremanti nel recitare una poesia, i canti intonati con gioia, gli occhi delle mamme lucidi di commozione… tutto parlava di un Bambino che nasce davvero tra i piccoli e per i piccoli.
In questi mesi la “escolinha” (due gruppi!) è diventata più di un luogo di apprendimento: è diventata casa, rifugio, promessa. E questa celebrazione ne è stata la conferma.
Natale è Dio che si fa vicino, che sceglie una capanna per dirci che ogni luogo può essere sacro, se abitato dall’amore.
Grazie a chi ha reso possibile questo sogno: oggi, in quelle piccole aule, è nato davvero qualcosa di grande.
Come in tutte le nostre missioni, anche qui la bellezza di una festa di comunità nasce dalla generosità di tanti: grazie a chi con cuore aperto collabora, sostiene, dona tempo, risorse, preghiera. È grazie a voi se ogni giorno possiamo costruire piccoli spazi di luce, dove i bambini si sentono amati, le famiglie accolte, e tutti possiamo riconoscere la presenza viva di Dio che nasce nella semplicità.
Immaginate la gioia dei bambini e dei ragazzi del Centro Zulianello nel poter celebrare il Natale (in anticipo) in modo speciale, riconoscendo nel Bambino con la “B” maiuscola Colui che viene per tutti, soprattutto per loro.
Con semplicità e stupore, hanno ricevuto doni, dolci e – cosa ancora più preziosa – generi alimentari che li accompagneranno nelle prossime settimane.
Grazie di cuore a quanti, con generosità e affetto, hanno reso possibile questa festa. Il vostro gesto ha portato luce, sorriso e speranza concreta.
“È bene tornar bambini qualche volta e non vi è miglior tempo che il Natale, allorché il suo onnipotente fondatore era egli stesso un BAMBINO…”. (Ch. Dickens)
Con poco si può accendere una luce. Con poco si può far fiorire speranza.
Segue la sequenza delle foto…
Dio stesso ha scelto il poco: una giovane donna di Nazaret, una mangiatoia, un pugno di discepoli.
Dio stesso ha fatto così: ha scelto la piccolezza, la povertà, l’umiltà di una grotta per rivelare la grandezza del Suo amore. È nel “poco” che si nasconde l’essenziale, è nel silenzio che parla il Mistero. Anche il nostro piccolo albero, nato da mani semplici e cuori aperti, diventa così un segno del Natale vero: Dio che si fa vicino, tra noi, con noi.
Il Regno nasce così: nel silenzio, nel piccolo, in ciò che il mondo non vede, ma che agli occhi di Dio è prezioso.
Fare una cosa bella con poco è scegliere l’amore invece dell’apparenza, la semplicità invece dell’abbondanza.
Ciò che è fatto con il cuore ha il sapore dell’eternità.
Suor Alessia con una educatrice del Centro Frei Giorgio Zulianello ed il più piccolo degli ospiti (4 mesi)
Spesso sono i più piccoli, i più fragili, i più semplici a parlarci di Dio e della sua presenza in mezzo a noi. Una presenza che non si impone con clamore, non arriva come vento impetuoso, ma si nasconde – dice la Scrittura – in un vento leggero, in una brezza. Noi oggi possiamo tradurre quella “brezza”, nell’attenzione di un bambino che vive al Centro Frei G. Zulianello: entrando in ufficio, ha visto il grande quadro che rappresenta Maria che accoglie tra le braccia Gesù morto.
Il bimbo si avvicina perché attratto da alcuni giochi che sono lì vicino, ma poi si accorge dell’immagine.
Per prima cosa vede le ferite sul costato e le accarezza; poi osserva le gambe e appoggia anche lì le sue piccole mani… e poi, con un gesto inaspettato, si avvicina al volto di Gesù e lo bacia.
Non è romanticismo e nemmeno qualcosa di indotto; è la semplicità di un cuore accogliente che ha colto l’essenziale e se ne è sentito coinvolto.
Non possiamo che dire GRAZIE per tanta bellezza!!!
Dietro ogni foto, c’è molto più di un semplice istante catturato. C’è vita, dedizione, mani che lavorano e desiderio di fare ogni cosa in modo bello e significativo.
Abbiamo scelto alcune immagini della preparazione della festa (sabato 29 novembre) e della celebrazione — la Santa Messa a Mfumu e poi a Casa São José — per raccontare questo: una comunità che si muove, che si dona, che si mette in cammino per accogliere e celebrare. Grazie a tutte le “mamá” che hanno fatto parte della preparazione culinaria… Quanto lavoro!!! Tutto per celebrare un Amore più grande che ci unisce e ci invita alla gratitudine.
Le foto sono frammenti di due giornate condivise, riflesso della gioia di servire. E in tutto… Dio presente, Dio all’opera.
L’Assemblea delle Comunità in Angola (27-29 novembro) si è aperta con la celebrazione della Santa Messa, affidando al Signore i giorni di comunione, discernimento e condivisione che ci attendevano.
Subito dopo, padre Jean-Paul SJ ha offerto una profonda riflessione, ispirata al versetto biblico guida dell’incontro: «Quello che abbiamo udito, visto e toccato del Verbo della Vita» (1Gv 1,1). Le sue parole hanno illuminato il senso dell’Anno Giubilare, invitandoci a riconoscere con gratitudine l’opera di Dio nella nostra storia e a custodire la memoria viva della Sua presenza tra noi. (cfr. sotto, testo proposto originale in portoghese).
Parallelamente, anche le Formande hanno vissuto un prezioso tempo formativo in due momenti dedicati, accompagnate da fra Matteus, OFM Cap, che ha approfondito con loro il tema della “Perfetta letizia” francescana. Un cammino di crescita nella gioia evangelica, che ha arricchito l’Assemblea con la freschezza e il desiderio delle nuove generazioni.
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«O QUE OUVIMOS, VIMOS E TOCAMOS DO VERBO DA VIDA» (1Jo1,1) por Pe Jean-Paul Mukonkole sj
0. 10 anos de presença missionária das Irmãs do Verbo Encarnado em Angola
Queridas irmas da Congregacao das Missionárias Franciscanas do Verbo Encarnado,
e com profunda alegria e gratidão a Deus que celebramos estes 10 anos de presença missionária da Vossa Congregação em Angola.
Dez anos de história, de entrega, de lágrimas e de risos, de cruz e ressurreição. Dez anos em que o Verbo Encarnado encontrou, através de vocês, um rosto concreto nestas terras africanas.
O tema que nos reùne é inspirado numa das passagens mais belas e mais encarnadas do Novo Testamento, o inîcio da Primeira Carta de João:
“O que era desde o princípio, que ouvimos, o que vimos com os nossos olhos, o que contemplamos e as nossas mãos tocaram do Verbo da Vida…” (1 Jo 1,1)
Este versículo é como um retrato do coração da fé cristã : não seguimos ideias, teorias abstratas ou filosofias distantes. Nós seguimos uma Pessoa viva, concreta, tangível — Jesus Cristo, o Verbo feito carne, o Deus que pode ser ouvido, visto, tocado e experimentado.
E é justamente esta espiritualidade que dá nome e sentido ao Vosso Instituto. Verbo Encarnado. Tudo em vós — a Congregação, a fraternidade, a missão — nasce desta convicção fundamental : Deus entrou na história, se fez um de nós, e continua se encontrando na vida do povo através das mãos e do coração de cada uma de vós.
1. “O que ouvimos…” — A missão nasce da escuta
João começa pela escuta : “o que ouvimos”. A fé nasce de ouvir, de escutar atentamente Deus e também a realidade. Nestes 10 anos de missão em Angola, vós escutaram muito. Escutaram o povo, suas dores profundas e suas esperanças resilientes. Escutaram as histórias das crianças, dos jovens, das mães, dos catequistas, dos doentes e dos idosos. Escutaram os silêncios que às vezes falam mais do que as palavras.
A missionária é, antes de tudo, uma mulher da escuta. E o que vós ouviram nestes anos tornou-se parte da vossa própria vocação. Vós ouviram o clamor, mas também ouviram a voz de Deus por detrás de cada vida. Cada lágrima, cada desafio, cada pequena vitória tornou-se uma palavra divina que orienta Os passos missionários.
Celebrar 10 anos é também agradecer por tudo aquilo que Deus vos permitiu “Ouvir”.
2. “O que vimos com os nossos olhos…” — A missão transforma o olhar
João continua : “O que vimos”. A missão é também olhar, contemplar, perceber a ação de Deus onde ninguém a enxerga. Vós viram a realidade da pastoral, viram a carência e o potencial. Viram o sofrimento, mas também viram a força da fé angolana. Viram crianças que não tinham quase nada, mas que faziam da alegria sua herança. Viram comunidades crescerem, viram jovens se aproximarem, viram a semente da Palavra germinar, mesmo quando parecia que o terreno era árido.
A missão muda nossos olhos. Depois de tocar esta terra com a vida, vós não são mais as mesmas. Os olhos das missionárias aprendem a ver com ternura, a ver com paciência, a ver com esperança.
Celebrar 10 anos é recordar que vós não viram apenas problemas : vós viram a presença viva do Verbo no meio do povo.
3. “O que contemplamos…” – A missão pede profundidade
João não diz apenas “ver”; ele diz “contemplar”. Contemplar é ver com o coração, é perceber a presença escondida de Deus no cotidiano. É não se deixar enganar pelas aparências. É ir além do superficial. E isso exige tempo, fidelidade e perseverança.
Nestes anos, vés aprenderam a contemplar a presença do Senhor na simplicidade da vida missionária :
a) no sorriso de uma criança que aprenda a rezar,
b) na coragem de uma mãe que luta pelos filhos,
c) no rosto de um doente visitado,
d) na comunidade que se reùne para celebrar,
e) nos pequenos frutos de evangelização que brotam lentamente.
Contemplar é reconhecer que a missão não é obra humana – é obra de Deus, e nós apenas cooperamos com humildade.
4. “O que nossas mãos tocaram…” — A missio é proximidade
Aqui Joào toca o ponto mais concreto : “o que nossas mãos tocaram do Verbo da Vida”.
O Verbo Encanado não se anuncia a distància. Ele se anuncia com as mãos que se estendem, que acolhem, que cuidam, que levantam. Suas mãos tocaram muitas realidades ao longo destes 10 anos:
a) tocaram feridas,
b) tocaram cadernos de crianças,
c) tocaram panelas, roupas, catecismos, instrumentos de trabalho,
d) tocaram vidas concretas que agora fazem parte da vossa história.
A encarnação é isso : presenca que toca, que partilha, que transforma. E, de certo modo, cada pessoa tocada nestes anos foi também um toque do próprio Cristo em vós.
Celebrar a missão é reconhecer que em cada gesto simples, Deus estava tocando o mundo através das suas mãos.
5. A missão como prolongamento da Encarnação
A missão da Congregação das Missionárias Franciscanas do Verbo Encarnado é uma extensão do mistério de Nazaré. É viver ali onde a vida acontece. É estar presente na cultura, na vida cotidiana, nas alegrias e cruzes do povo.
Nestes 10 anos, vós se tornaram parte desta terra e esta terra tornou-se parte de vós. As Irmãs encarnaram Jesus aqui — e também deixaram que Ele se encarnasse mais profundamente na própria vida de cada uma vós.
A missão não é apenas aquilo que fazemos, é sobretudo aquilo que Deus faz em nós enquanto servimos.
6. Desafios para os pròximos anos
Celebrar 10 anos não é fechar um ciclo, é abrir um novo capítulo. Alguns desafios se colocam diante de vòs:
a) Continuar sendo mulheres de escuta num mundo barulhento.
b) Formar comunidades vivas, onde a fraternidade seja testemunho.
c) Evangelizar com criatividade, usando novas linguagens, sem perder a centralidade do Verbo Encarnado.
d) Cultivar a alegria missionária, a simplicidade e a proximidade com os pobres.
e) Inspirar vocações, mostrando com a vida que vale a pena entregar tudo a Cristo.
7. Conclusão : “Nòs vos anunciamos o que vimos e ouvimos”
Queridas Irmãs, celebrar esta década é proclamar com Joào : “Nòs vos anunciamos o que vimos e ouvimos” (1 Jo 1,3)
Vós anunciaram não apenas com palavras, mas com a vida. A missão se constroi com gestos pequenos, silenciosos, escondidos…mas profundamente fecundos. É assim que o Verbo continua se fazendo came hoje : na vida de cada missionária capaz de amar até ao fim.
Que este jubileu seja um tempo de louvor, de renovação e de envio. Que o Verbo Encarnado continue caminhando com vós.
Que Maria, a primeira que acolheu em si o Verbo, seja sempre o modelo e a companhia de cada passo missionário.
E que venham muitos mais anos — para ouvir, ver, contemplar e tocar o Verbo da Vida nesta amada terra de Angola.
Dopo anni di attesa e con il cuore colmo di speranza, possiamo finalmente dire che siamo vicini a ritornare a casa!
Foto: L’orto del Centro Frei Giorgio Zulianello, dove le Suore MFVI, collaboriamo con i Padri Cappuccini nella gestione delle attività e della vita quotidiana!
A causa dell’aumento del numero di bambini e ragazzi accolti, e anche perché le installazioni erano ormai fatiscenti e non più sicure, è stato necessario pensare a un progetto di ridimensionamento e riorganizzazione del Centro Frei Giorgio Zulianello: gli spazi non erano più adeguati alle esigenze attuali. Sono passati molti anni da quando è stato pensato il progetto… ma ora vediamo il traguardo più vicino.
Il processo è stato lungo; a volte in salita ma… crediamo che le condizioni edili aiuteranno a migliorare la vita dei ragazzi e ragazze del Centro.
Restano ancora diversi passi da compiere: completare migliorie strutturali, arredare con mobili adatti, organizzare il trasferimento… ma tante mani stanno lavorando insieme con impegno e amore.
Due giorni fa, insieme a Frei Danilo, alcune sorelle hanno visitato i locali: un passaggio concreto che ci avvicina sempre più alla riapertura.
Ci preoccupano, sì, la manutenzione e il mantenimento degli spazi… ma la Provvidenza non manca mai! È sempre presente, attiva e molto generosa, soprattutto quando ci si affida con fiducia e si cammina insieme. Con cuore riconoscente continuiamo a confidare nel Suo aiuto e nella solidarietà di tante persone buone.
Grazie a tutti coloro che ci accompagnano con il cuore, il sostegno e la preghiera!
Chi ha conosciuto il Centro riconoscerà alcuni “luoghi significativi” ancora presenti… ma oggi tutto è più ampio, luminoso, accogliente.
Accogliere e accompagnare 100 ragazzi – e che ragazzi! – sarà una sfida grande ed impegnativa. Sarà nostro impegno educare insieme al rispetto degli spazi, alla cura quotidiana, alla bellezza condivisa. Vogliamo che ogni ambiente parli di dignità, amore e futuro.
Perché loro abbiano vita e l’abbiano in abbondanza!