La speranza è audace!

La speranza è audace, sa guardare oltre la comodità personale, le piccole sicurezze e compensazioni che restringono l’orizzonte, per aprirsi a grandi ideali che rendono la vita più bella e dignitosa». Camminiamo nella speranza.

Quanti segni di speranza passano davanti ai nostri occhi ogni giorno… quanto bene dato e ricevuto a cui non prestiamo attenzione, ma la speranza cresce, audace, nella vita di uomini e donne che hanno nel cuore grandi sogni!

Invito alla speranza, che «ci parla di una realtà che è radicata nel profondo dell’essere umano,
indipendentemente dalle circostanze concrete e dai condizionamenti storici in cui vive. Ci parla di
una sete, di un’aspirazione, di un anelito di pienezza, di vita realizzata, di un misurarsi con ciò che
è grande, con ciò che riempie il cuore ed eleva lo spirito verso cose grandi, come la verità, la bontà e la bellezza, la giustizia e l’amore
. […]
(Fratelli Tutti n. 55)

E’ bello accompagnare qualcuno che desidera realizzare un sogno e ha nel cuore l’audacia di poterlo fare: acquisire un terreno e creare un ambiente di formazione e lavoro per dare speranza ai giovani.

missione#angola#giovani

Luogo privilegiato dove arrivano gli angeli

Oggi è una giornata speciale per noi e vogliamo condividerla con tutti gli amici che ci seguono in questo spazio. Nella Festa della Visitazione di Maria a Elisabetta, il nostro Vescovo ha benedetto la casa missionaria, residenza della nostra comunità di Mbanza Kongo, aperta all’accoglienza di giovani aspiranti e luogo di accoglienza e incontro, speriamo, per molte persone, vicine e lontane.

La casa l’abbiamo intitolata a San Giuseppe, il giusto con gli stessi sogni di Dio, nell’anno che la Chiesa ha dedicato alla sua intercessione. Maria e Giuseppe, due figure fondamentali per la nostra fede e la nostra missione. Oggi presenti nelle nostra casa, come custodi dell’Amore, Gesù Verbo Incarnato.

Maria lascia la casa del sì detto a Dio e va nella casa del sì detto a un uomo, ci va da donna innamorata, con il suo cuore di carne, in tenerezza e libertà.
Maria e Giuseppe, poveri di tutto ma non d’amore, sono aperti al mistero proprio perché se c’è qualcosa sulla terra che apre la via all’assoluto, questa cosa è l’amore, luogo privilegiato dove arrivano angeli. Il cuore è la porta di Dio.

In ognuna delle nostre case Dio manda i suoi messaggeri, come in quella di Maria; invia sogni e progetti, come in quella di Giuseppe. I nostri angeli non hanno ali, sono le persone che condividono con noi pane e amore; vivono nella nostra casa ma sono messaggeri dell’invisibile e annunciatori dell’infinito: angeli che nella loro voce portano il seme della Parola di Dio.

(Ermes Ronchi)

Il sole, la luna, le stelle … e tanti amici!

Storia del Sole e della Luna

Secondo la tradizione africana Bassa’a, il Sole e la Luna furono creati prima di tutto il resto del mondo e delle creature. Dio chiese loro di collaborare, di essere amici, per riscaldare la terra e far alternare la notte e il giorno. Così sarebbero stati esempio di armonia per tutte le altre creature. E infatti loro andavano molto d’accordo ed erano amati da tutti.

Il Sole era invidioso della Luna

Però a un certo punto il Sole pensò che voleva più amici, e aumentò un po’ alla volta l’intensità del suo calore, così tutti nel mondo lo cercavano. La Luna, vedendo che erano rimasti con lei solo i funghi e gli animali notturni, si arrabbiò con il Sole, perché la colpa della sua solitudine era sua. E, per dispetto, lo spinse in un burrone. Allora arrivarono gli amici del Sole ad aiutarlo a tornare in superficie. A questo punto, però, Dio, che vedeva tutto, decise di intervenire.

E Dio divise il mondo in due parti

Dio chiamò il Sole e la Luna e, dopo averli ascoltati, decise di dividere il mondo in due parti: quella degli amici del Sole e quella degli amici della Luna. Dio punì il Sole, perché era stato invidioso, e gli disse che avrebbe dovuto lavorare ogni giorno e riscaldare il mondo per l’eternità. Alla Luna, invece, che era stata onesta, concesse di farsi vedere quando voleva: uno spicchio, un quarto o per niente, anche.  Così nacquero la luna piena e la luna nuova. E poi Dio, per premiarla della sua fedeltà, le concesse di avere tanti figli, e così nacquero le stelle. (Tratto dal sito Minoranze.ti)

L’Africa è conosciuta per i suoi racconti che spiegano i fenomeni naturali e le realtà più profonde della vita attraverso il linguaggio stesso della natura, dando voce a tutti gli esseri viventi, visibili e invisibili.

Un paio di settimane fa abbiamo fatto fare un “viaggio” ai nostri amici nella realtà di Mbanza Kongo, per conoscere più da vicino la vita, le persone, i luoghi che danno vita a questa missione. Li condividiamo anche in questo spazio perchè crediamo che il sole, la luna, le stelle e … tanti amici siano espressione dell’armonia e della bellezza che Dio ha creato e a cui, ciascuno di noi, prende parte.

Anteporre le cose comuni alle proprie

«L’amore – dice la scrittura – non va in cerca del proprio interesse e questo significa che antepone le cose comuni alle proprie, non le proprie alle comuni. Perciò, quanto più vi prenderete cura delle cose della Comunità, tanto più vi accorgerete del vostro progresso nel cammino spirituale» (S. Agostino).

Uno degli aspetti più delicati e preziosi per noi è l’accoglienza e la cura delle giovani che chiedono di conoscere la nostra vita e il nostro Carisma.

Lo scorso fine settimana abbiamo raggiunto le giovani di Mukaba, un villaggio della Diocesi di Uige, per trascorrere alcune giornate con loro e presentare la nostra spiritualità. Questo percorso chiede un superamento di sé, nell’andare, incontrare, accogliere e annunciare l’Amore di Dio e nell’anteporre questo importante valore comune al proprio interesse personale.

In questo mese, che qui in Angola è dedicato alle donne, sentiamo la responsabilità e la gioia di partecipare alla formazione e alla crescita delle giovani donne di questa terra, in uno scambio di valori e modi di essere, che per cultura, sono diversi, ma che ci fanno sperimentare la ricchezza della diversità, che aggiunge bellezza all’essere donna!

Veder “nascere” una porta

Soglia come uscio, uscio come uscire, come lasciarsi andare. Come andare incontro a ciò che succede. Le porte esistono soprattutto per essere aperte, per accogliere e lasciare entrare la luce, il vento, gli altri. Noi.
(Andrea Marcolongo)

In queste settimane stiamo assistendo ad uno “spettacolo” naturale che si dispiega davanti a noi e giorno dopo giorno prende forma.

Non ho mai visto come si fa una porta, lo sto imparando qui, vedendo “nascere” le porte della nostra futura casa da semplici tavole di legno, che l’artigiano (che qui chiamano mestre) sceglie con grande cura tra moltissime tavole accatastate nei magazzini dei commercianti di tavole.

Il lavoro è paziente e dettagliato, mette a contatto con il profumo del legno, il suo colore, le venature e la tavola si lascia tagliare e modellare per prendere la forma desiderata e una volta finita, è una grande soddisfazione guardarla a, toccarla e immaginare quanta vita passerà attraverso di lei.

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L’amore si rallegra nel veder crescere l’altro…

Tempo di Quaresima. Le nostre giovani aspiranti hanno preparato e trasmesso ai bambini e ai ragazzi del villaggio di Sumpi, gli elementi fondanti di questo tempo forte della Chiesa. Lo hanno fatto con semplicità e gioia, nella certezza che “l’amore si rallegra nel vedere crescere l’altro…” come ci ricorda Papa Francesco.

Nel suo Messaggio per la Quaresima Papa Francesco così ci esorta: ” Nella Quaresima, stiamo più attenti a «dire parole di incoraggiamento, che confortano, che danno forza, che consolano, che stimolano, invece di parole che umiliano, che rattristano, che irritano, che disprezzano» (Enc. Fratelli tutti [FT], 223). A volte, per dare speranza, basta essere «una persona gentile, che mette da parte le sue preoccupazioni e le sue urgenze per prestare attenzione, per regalare un sorriso, per dire una parola di stimolo, per rendere possibile uno spazio di ascolto in mezzo a tanta indifferenza» (ibid., 224).

Questo abbiamo voluto trasmettere a questa comunità, dare speranza, regalare un sorriso, dire …la Parola che salva!

Sogniamo come un’unica umanità

” Ecco un bellissimo segreto per sognare e rendere la nostra vita una bella avventura. Nessuno può affrontare la vita in modo isolato (…). C’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti. Com’è importante sognare insieme! Da soli si rischia di avere dei miraggi, per cui vedi quello che non c’è; i sogni si costruiscono insieme. Sogniamo come un’unica realtà”. (FT8)

In questi giorni abbiamo vissuto le Giornate dedicate alla Vita Consacrata della nostra Diocesi. Diverse Congregazioni Religiose, ci siamo riuniti per ascoltare, riflettere e pregare insieme; ci ha guidati l’ Enciclica “Fratelli tutti”, documento in cui Papa Francesco dichiara e descrive la sua ispirazione mondiale alla fraternità.

Per noi è stato toccare con mano cosa significa sentirsi fratelli e sorelle, nella diversità di culture, lingue, tradizioni, ” come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!” (FT 8)

La vita in un sì!

La vita di Madre Liliana possiamo sintetizzarla così: la vita in un sì!

Un sì detto anzitutto a Dio, poi alla missione … un sì dopo l’altro , Dio l’ha condotta fino a celebrare il suo Giubileo di Consacrazione Religiosa in missione, a Mbanza Kongo.

Insieme a suor Liliana, celebrava la sua prima Messa nella sua nuova comunità un giovane sacerdote gesuita angolano, padre Andrè. Due momenti molto significativi che ci hanno mostrato quali opere d’arte Dio riesce a dipingere nella vita delle persone, quando le pennellate sono dei sì a Lui e al suo amore, che è eterno!

La vita celebrata e festeggiata!

Grazie suor Liliana per la tua vita in un sì!

L’audacia porta in sé genio e follia!

I nostri amici volontari Otto, Aldo e Pietro, che un mese e mezzo fa hanno raggiunto con audacia l’Angola e la nostra missione in Mbanza Kongo, sono pronti a ripartire.

Insieme al gruppo locale che sta lavorando alla costruzione della “Casa missionaria” hanno completato una parte fondamentale, la collocazione del tetto, costituito da omega e pannelli isolanti. Ma soprattutto hanno dimostrato coraggio e audacia di volontari- missionari, accettando di partire in questo periodo di pandemia, in cui spostarsi e viaggiare non è affatto facile.

Li ringraziamo dal profondo del cuore, così come ringraziamo tutti gli amici che in vari modi e forme, aiutano e sostengono questa missione appena germogliata!

Pelo sonho è que vamos. Comovidos e mudos…

Partimos, Vamos, Somos


Sebastião Da Gama

Un codice sacro da seguire nella vita…

“Tendi la mano al povero …” (Sir 7,32). La sapienza antica ha posto queste parole come un codice sacro da seguire nella vita. Esse risuonano oggi con tutta la loro carica di significato per aiutare anche noi a concentrare lo sguardo sull’essenziale e superare le barriere dell’indifferenza. La povertà assume sempre volti diversi, che richiedono attenzione ad ogni condizione particolare: in ognuna di queste possiamo incontrare il Signore Gesù, che ha rivelato di essere presente nei suoi fratelli più deboli (cfr Mt 25,40).

Queste parole, che aprono il Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale dei Poveri, sono state accolte dal gruppo Caritas del nostro Centro Pastorale, che ha voluto farsi presente a trecento persone e nuclei familiari, in particolare difficoltà economica.

Un gesto semplice e concreto che testimonia la carità e cerca di favorire l’incontro con Dio, attraverso l’incontro e la condivisione: “Sempre l’incontro con una persona in condizione di povertà ci provoca e ci interroga. Come possiamo contribuire ad eliminare o almeno alleviare la sua emarginazione e la sua sofferenza? Come possiamo aiutarla nella sua povertà spirituale? La comunità cristiana è chiamata a coinvolgersi in questa esperienza di condivisione, nella consapevolezza che non le è lecito delegarla ad altri. E per essere di sostegno ai poveri è fondamentale vivere la povertà evangelica in prima persona. Non possiamo sentirci “a posto” quando un membro della famiglia umana è relegato nelle retrovie e diventa un’ombra. Il grido silenzioso dei tanti poveri deve trovare il popolo di Dio in prima linea, sempre e dovunque, per dare loro voce, per difenderli e solidarizzare con essi davanti a tanta ipocrisia e tante promesse disattese, e per invitarli a partecipare alla vita della comunità“.