DIECI ANNI DI MISSIONE IN TERRA ANGOLANA: GRAZIE A DIO E A TUTTI VOI!!!

Celebriamo 10 anni di presenza della nostra Famiglia religiosa in terra angolana (2016-2016)

Dieci anni di vita donata, di incontri, di passi compiuti insieme, di gioie e fatiche, di volti che sono diventati parte della nostra storia.
Prima di tutto, grazie a Dio, che ha guidato ogni nostro passo.
Grazie per averci chiamate, accompagnate e sostenute.
Grazie per ogni giorno vissuto, per ogni persona incontrata, per ogni seme seminato nella speranza.

E grazie a tutti coloro che, in questi primi dieci anni, hanno sostenuto la nostra missione: con la preghiera, con la presenza, con un aiuto concreto, con una parola, con un gesto di amicizia e di vicinanza.

Questo video raccoglie dieci anni di vita.
Abbiamo scelto alcune immagini.
Volti, mani, sorrisi, sguardi, case, bambini, famiglie, comunità.
Ogni fotografia custodisce un incontro, un momento, una storia.

Dieci anni in cui abbiamo imparato che la missione è un cammino condiviso
È un intreccio di vite, di doni, di fatiche e di speranze.

A tutti voi che avete camminato con noi,
a chi c’è stato e a chi continua ad esserci,
a chi abbiamo incontrato lungo il cammino
e a chi, anche da lontano, ci ha fatto sentire la propria presenza:

GRAZIE.

Questo video è per voi.

Per ricordare insieme questi primi dieci anni.
E soprattutto per guardare al futuro con la stessa fiducia con cui abbiamo iniziato.

Dieci anni. Un nuovo inizio.
DIO CAMMINA CON NOI.

Grazie, Signore.
Grazie Angola.
Grazie a ciascuno di voi.


Este vídeo recolhe dez anos de vida.
Escolhemos algumas imagens.
Rostos, mãos, sorrisos, olhares, casas, crianças, famílias, comunidades.
Cada fotografia guarda um encontro, um momento, uma história.

Este vídeo é para você.

Lembrar esses primeiros dez anos juntos.
E, acima de tudo, olhar para o futuro com a mesma confiança com que começámos.

Dez anos. Um novo começo.
DEUS CAMINHA CONOSCO.

Obrigado, Senhor.
Obrigado, Angola.
Obrigado a cada um de vocês.

ATTENDERE, INIZIARE, CONTINUARE

Si attende la cura di una malattia, il ritorno di chi è lontano, una casa finalmente libera dalla paura, una scuola che possa riaprire le sue porte a tutti, un lavoro dignitoso, un luogo in cui sentirsi al sicuro. Si attende la fine delle violenze, la possibilità di ricominciare, la guarigione dei corpi e delle ferite invisibili, la libertà di abbracciarsi e di incontrarsi senza timore.

Si attende di poter tornare a camminare senza confini, di attraversare strade nuove, di immaginare un futuro diverso. Si attendono nascite, incontri, riconciliazioni, nuove forme di convivenza, un’economia più giusta, un rapporto diverso con la terra e con gli altri.

Si attende che qualcosa cambi, dentro e fuori di noi: che si aprano possibilità dove oggi vediamo soltanto limiti, che la cura sostituisca l’indifferenza, che la giustizia trovi finalmente spazio.

E nel frattempo si riparte.

Si continua, sostenendo la quotidianità, fatta di gesti semplici e insieme profondi: il lavoro, la cura, le relazioni, l’educazione, l’ascolto, la responsabilità, la fatica e la gioia dei giorni. Perché è anche dentro ciò che accade ogni giorno che ci costruiamo, impariamo a stare nel mondo, a prenderci cura degli altri e di noi stessi, a dare forma a ciò che ancora non c’è.

Si riparte da qui, da ciò che abbiamo e da ciò che possiamo fare insieme, senza smettere di attendere ciò che desideriamo.

Foto: alcuni dei bambini e bambine del Centro Frei Giorgio Zulianello, nel primo giorno di Scuola. M’Banza Congo (Angola)

800 anni

Continuano gli incontri dell’Anno Giubilare per l’Ottavo Centenario del Transito di San Francesco d’Assisi.

In occasione dell’Anno Giubilare per l’Ottavo Centenario del Transito di San Francesco d’Assisi, si è svolto un significativo incontro sul tema: “La missione dei francescani oggi, a M’Banza Congo”.

L’incontro è stato guidato dal Coordinatore regionale della JU.FRA., Sig. Fidel Bakú Mpezo, che ha offerto una riflessione sulla presenza e sulla missione dei francescani nel contesto attuale, mettendo in luce l’importanza di vivere oggi il carisma di San Francesco con fedeltà, apertura e spirito missionario.

A questo importante momento ha partecipato la Comunità delle Suore MFVI di M’Banza Congo, insieme alle formande, condividendo con gioia e fraternità questo particolare cammino giubilare.

La celebrazione dell’ottavo centenario del Transito di San Francesco è un’occasione per rinnovare la memoria del Santo di Assisi e, allo stesso tempo, per riscoprire la chiamata a vivere il Vangelo e il carisma francescano nella realtà di oggi, attraverso la fraternità, il servizio e la missione.

PACE e BENE!

La gioia di stare con Mamma Muxima

La gioia di essere con la Madonna! La nostra Parrocchia della Santissima Trinità ha avuto la grazia di accogliere la Madonna nel suo pellegrinaggio attraverso le parrocchie della Diocesi di Viana.

Abbiamo celebrato una grande veglia di preghiera, lode e adorazione, come comunità riunita attorno a Maria, nostra Madre.

Mamma Muxima, prega per noi e accompagnaci sempre nel nostro cammino di fede.

Foto: suor Rosalie con alcune aspiranti

ULTIMO SALUTO

“Con gratitudine per il tempo condiviso… vi salutiamo ANGOLA, con il desiderio sincero di ritrovarci presto e di poter condividere ancora nuovi momenti insieme”.

I giovani volontari e suor Chiara Lusetti rientrano in Italia.

Dopo un’esperienza forte, spesso inizia un tempo nuovo: quello della consapevolezza, della trasformazione e del ritorno all’essenziale. Un passaggio: qualcosa di ciò che si è vissuto rimane e apre la strada a ciò che verrà.

Casa MFVI “Sao Miguel Arcanjo” (Luanda)

MPANGALA

La visita al villaggio di Mpangala rappresenta uno dei momenti più significativi del viaggio in Angola, sia per i giovani che per noi Suore e, ovviamente per i Fratelli Cappuccini. Questo, non solo per il valore storico del luogo ma soprattutto per il suo significato umano e spirituale.

È qui che il frate cappuccino italiano Angelo Graziani fu martirizzato, lasciando una testimonianza di fede, di dedizione e di servizio alla popolazione locale.

Raggiungere questo villaggio per tutti noi, significa entrare in contatto con una pagina importante della storia missionaria dell’Angola e soprattutto con il sacrificio di chi ha scelto di condividere la propria vita con le comunità del territorio, affrontandone le difficoltà e le sfide.

E’ stato un momento di memoria e di riflessione: il luogo del martirio ci parla del passato e soprattutto mantiene viva la testimonianza di padre Graziani e l’eredità della presenza missionaria cappuccina in Angola.

#buonvento 10

Informazione su Padre Graziani (Centro Missionario di Padova)

Padre Angelo Graziani, al secolo Lazzaro Graziani, nacque a Sarcedo, in provincia di Vicenza, il 20 ottobre 1918. Entrò giovanissimo nel seminario dei Cappuccini e fu ordinato sacerdote a Venezia il 21 maggio 1944. Dopo alcuni anni di servizio pastorale in Veneto, nel 1957 realizzò il suo desiderio di partire missionario per l’Africa e giunse in Angola, dove operò nelle missioni di Sanza Pombo, Kimbele e Mbanza Kongo. Era conosciuto dalla popolazione con il nome di Mbuta Mutu, cioè “padre gigante”, sia per la sua imponente statura sia, soprattutto, per la sua disponibilità e il suo instancabile servizio.

Nel marzo del 1961, in un periodo segnato dalle tensioni legate alla lotta per l’indipendenza dell’Angola, padre Graziani si recò nel villaggio di Mpângala (Pangala) per preparare i fedeli alla Pasqua. Nonostante fosse stato avvertito del clima di pericolo e gli fosse stato consigliato di tornare indietro, decise di rimanere accanto alla comunità che gli era stata affidata. Nella notte alcuni uomini lo attirarono fuori con il pretesto di chiedergli di amministrare il battesimo a un bambino morente; fu quindi aggredito e ucciso. Le fonti diocesane indicano il 16 marzo 1961 come data del martirio.

La sua morte è ricordata come quella di un missionario martire, ucciso nel contesto della sua attività pastorale e della sua appartenenza alla Chiesa cattolica. La memoria di padre Graziani è rimasta particolarmente viva in Angola e nella sua terra d’origine. È stata inoltre avviata la causa di beatificazione e canonizzazione: le prime iniziative per la causa risalgono alla fine del Giubileo del 2000 e l’iter diocesano è stato avviato nei primi anni Duemila.

Lui scelse di non abbandonare la propria comunità anche davanti al pericolo, facendo del servizio missionario fino alla morte il centro della propria testimonianza.

SCAMBIO CONTINUO ED UMANO

La testimonianza di LARA. “Adolescenza, una fase fragile della vita. Ti senti un eroe e contemporaneamente una nullità.
Vite friabili nelle nostre mani, in equilibrio precario.
Questi ragazzi condividono tutti la ferita dell’abbandono. Ognuno la esprime in maniera diversa e noi dobbiamo cercare di accoglierli uno per uno; valorizzarli tutti. In questi giorni ci uniamo alla rete che cerca di non farli precipitare”.

#buonvento 9

Ogni essere umano ha qualcosa da dare e qualcosa da ricevere. Adulti, bambini e bambine, educatori, giovani, volontari, ragazzi e ragazze… Nessuno è così povero da non poter offrire qualcosa, né così autosufficiente da non avere bisogno di ricevere.

Diamo tempo, attenzione, ascolto, cura, conoscenza, presenza e amore; e, allo stesso tempo, riceviamo dagli altri sostegno, esperienza, comprensione, opportunità e affetto. Tutti diamo e tutti riceviamo: è questo scambio, continuo e profondamente umano, che ci lega gli uni agli altri e dà valore alla nostra esistenza.

Gruppo Giovani in Missione Estiva (estate 2026)

PAZ E BEM – Al Centro Frei Giorgio Zulianello

Oggi celebriamo la Festa di Santa Chiara, figlia e sorella di San Francesco D’Assisi. Una testimonianza di vita e di sequela a Gesù Cristo che trascende i secoli.

La Famiglia Francescana a M’Banza Congo celebra insieme il dono di Chiara ed invoca la sua intercessione perché:

l’Angola sia terra di pace, di riconciliazione e di speranza.
le nostre famiglie siano luoghi di accoglienza.
i nostri giovani non perdano il coraggio di sognare.
E che la luce di Cristo, custodita nel cuore di ciascuno, possa illuminare il cammino di tutta la città e della Chiesa.

#santachiara

#santaclara

QUALCOSA DI UNICO E MAGNIFICO

Da M’Banza Congo, una testimonianza al giorno.

Japoco: “Ogni giorno, quando arrivo al Centro, appena varco il cancello sento che entro non in un centro ma in una grande casa con all’interno un’unica grande famiglia, con un unico cuore che batte all’unisono. Tutti, dai più grandi ai più piccoli, dagli educatori alle dottoresse, dalle suore ai volontari, si prendono cura uno dell’altro con una semplicità, con una naturalezza e con tanta carità che fa capire come, anche dove c’è miseria, dolore e solitudine, l’amore può creare qualcosa di unico e magnifico”.

#buonvento 8

Nella nostra fede cristiana, l’amore trova la sua sorgente in Dio. “Dio è amore” (1 Giovanni 4,8). È Lui che ci insegna ad amare per donare; non per ricevere qualcosa in cambio, ma per cercare il bene dell’altro.

Gesù ci ha lasciato un insegnamento semplice e immenso: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” (Giovanni 15,12). Questo amore è capace di creare bellezza perché costruisce, guarisce, incoraggia e fa fiorire ciò che di più bello Dio ha seminato nel cuore di ogni persona.

Forse è proprio questo il miracolo dell’amore: attraverso la fiducia, il rispetto e la presenza di Dio, permettere alle persone di costruire qualcosa che prima non esisteva. Capace di trasformare la vita in un dono.

Abbiamo tutti bisogno di abbracci

Una testimonianza al giorno.

Emma, oggi ci dice: “Abbiamo tutti bisogno di abbracci, dal più piccolo al più grande. Non c è differenza di età, siamo tutti importanti, indispensabili e bisognosi di amore. La famiglia del Centro è grande ed include bambini da 0 a 18 anni.
Riscoprire il calore di un sorriso, di uno sguardo o di due braccia che si aprono per accogliere l’altro è un’emozione indescrivibile!”

#buonvento 7

Un abbraccio può sembrare un gesto semplice, ma in realtà comunica molto. Quando abbracciamo una persona, possiamo trasmettere affetto, vicinanza e sostegno anche senza dire una parola. Dare ma anche ricevere.

Un abbraccio può farci sentire meno soli nei momenti difficili e può condividere la gioia nei momenti felici. È un gesto che rafforza i rapporti. A volte non troviamo le parole giuste per esprimere ciò che proviamo: in quei momenti, un abbraccio può dire molto. Un gesto semplice con un sigificato davvero importante.

Giovani Volontari e Sorelle nella missione estiva al Centro Frei Giorgio Zulianello (M’Banza Congo, Angola).