Sin dall’inizio del suo Pontificato (2013) Papa Francesco ha insistito sulla dimensione missionaria della Chiesa. Questo tocca tanti aspetti che per anni (secoli?) non sono stati considerati in modo appropriato.




In primis che la Chiesa siamo tutti i fedeli e che l’annuncio della Buona Notizia richiede il protagonismo di ogni battezzato (EG 120). Donne ed uomini, insieme, che vogliono condividere con altri il tesoro che hanno incontrato; persone per strada in grado di versare olio e vino sulle ferite degli uomini e delle donne di oggi.
Nella Diocesi di Viana (Luanda), la Chiesa non si limita all’ambito privato, alla Cappella oppure al tempio parrocchiale. In tanti sono convinti che la fede autentica non può essere comoda ed individualista; contiene in sé il desiderio di lasciare il mondo un po’ meglio di come lo si è ricevuto (EG 183). Sopratutto ha presente anche il segno che non deve mai mancare tra i cristiani è l’opzione per gli ultimi, per i più poveri (EG 195).
A Luanda, stiamo facendo dei passi di inserimenti nella realtà ecclesiale e sociale. Suor Vittoria Papaianni ha iniziato a partecipare delle attività dell’Apostolato della Preghiera e del Movimento Eucaristico Giovanile. Lei ci racconta della missione che hanno organizzato in questi giorni.

“Ci siamo incontrati nella Parrocchia Santa Maria della Boa Nova per la Messa ed il Rosario al Cuore di Gesù. Dopo… il via: partenza per le strade dei “Barrios” (quartieri). Ci siamo divisi in 5 gruppi e siamo andate a visitare le persone più povere, portando un sacchetto di alimenti per loro. I “missionari” hanno manifestato uno stile fraterno e sororale attraente. Al ritorno ogni gruppo si è fermato davanti al Santissimo Sacramento per ringraziare della buona riuscita della missione”.
