
C’è un tempo sospeso che precede il Carnevale. Un tempo fatto di attesa aspettante, di ore che sembrano allungarsi come fili di coriandoli lanciati nell’aria e rimasti, per un istante infinito, a galleggiare tra cielo e desiderio. È una trepidazione dolce, quasi infantile: il cuore sa che sta per arrivare qualcosa di luminoso, e nell’attesa si esercita alla pazienza, alla capacità di sopportare quell’ansia sottile che non è dolore, ma fermento.

Non è il Carnevale di Venezia oppure di Rio di Janeiro, con le sue maschere eleganti e carri allegorici che diventano sogni in movimento. Ma, in qualunque luogo lo si viva, il Carnevale è promessa, anche a M’Banza Congo.
Si accetta che il tempo sembri dilatarsi ma che proprio per questo rende più intensa l’immersione nella gioia. La gioia del Carnevale non è solo nello spettacolo, ma nell’essere insieme. Nel sentire che l’attesa è stata ripagata, che l’ansia si scioglie in un sorriso. E mentre si festeggia, si comprende che la vera festa è questa: condividere la bellezza e lasciarsi stupire.



Foto condivise da suor Marivonte Bellini