La Ju.Fra : il volto giovane di S.Francesco in Angola!

IMG_20160409_163558228_HDRQuando un cammino è vero, quando una proposta è interessante, quando gli ideali sono grandi, quando il testimone è autentico … li ci sono i giovani! E’ così anche per la Ju.Fra di Mbanza Kongo che abbiamo incontrato. Siamo state presentate come le nuove assistenti del gruppo e l’accoglienza dei trenta giovani presenti è stata calorosa, a tratti timida e riservata, ma disponibile alla novità! Il percorso di formazione di questo gruppo è stato definito a inizio anno, alcuni di loro (quelli che da più anni ne fanno parte)  sono gli animatori responsabili ; questo incontro prevedeva una riflessione sul tema ” A ecologia e o franciscano” e irma Antonia attraverso una dinamica e l’Enciclica “Laudato si” di Papa Francesco, ha guidato i giovani nella riflessione e nei lavori di gruppo, giungendo poi a dei piccoli impegni quotidiani per partecipare alla custodia del creato e al rispetto dell’ambiente perchè l’armonia della Creazione, già alterata dall’incuria e dell’egoismo dell’uomo, non venga totalmente rovinata.

In Africa la terra è considerata un bene che Dio ha dato all’uomo perchè la possa abitare e da essa possa ottenere ciò di cui ha bisogno, ma nel rispetto dei suoi ritmi e della sua natura … quando l’uomo non rispetta questo la natura si ribella e si rovina quell’armonia delle origini, dove tutto era buono.

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Quando la provvidenza bussa …

La provvidenza ha bussato alla porta del “Centro Zulianello”e noi con molta gioia abbiamo aperto!! Proprio la seraIMG_20160403_132949246 prima un ragazzo del Centro aveva detto al responsabile: ” a comida è pouca … il pasto è poco … abbiamo fame!” e il frate in risposta: “lo so, ma c’è la crisi!” … Il Signore ha ascoltato il grido dei suoi piccoli ed è intervenuto per la bontà di alcuni fratelli nella fede appartenenti alla Chiesa Evangelica di San Giosafat che ha sede a Luanda. Il loro responsabile li ha mandati proprio a M’Banza Congo, dai bambini del Centro che già avevano ricevuto la loro visita lo scorso anno, con un pullman carico di prodotti alimentari, soprattutto riso e latte, alcuni giochi, del materiale scolastico e qualche pacco di vestiti.

IMG_20160403_133303360_HDRI bambini e i ragazzi hanno accolto gli ospiti con canti di benvenuto e alcune poesie inventate da loro, alcune davvero commoventi per la semplicità e la modalità di espressione … La Pastora, che accompagnava il gruppo, ha espresso la sua gioia nell’incontrare nuovamente i ragazzi e ha spiegato di aver risposto ad un appello di Gesù che davanti alla richiesta di cibo per sei mila uomini aveva detto ai discepoli: “Voi stessi date loro da mangiare …” e così hanno messo a disposizione quello che potevano perchè sarà poi il Signore a moltiplicarlo.

La testimonianza di questi fratelli ci aiuta a riflettere nuovamente sulla compassione e la misericordia di Dio per ciascuno dei suoi figli e ci spinge ad essere strumenti di pace e di bene.IMG_20160403_142219088

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Seja bem vindo!

Arriviamo a M’Banza Congo sabato 26 marzo, Sabato Santo, mentre fervono i preparativi per la Festa di Pasqua, accolte dai bambini, dai ragazzi e dagli educatori del Centro “Frei Jorge Zulianello” e dalla comunità dei Frati Cappuccini di M’Banza Congo, che ci ospiterà per qualche mese. Un canto e il dono di un disegno sono i gesti di benvenuto che accogliamo con gioia. DSC_0008_2

Inizia questa nuova avventura missionaria… Desideriamo conoscere, ascoltare ed entrare in dialogo con questa realtà in cui il carisma di Madre Giovanna attraverso di noi si potrà incarnare per essere espressione della tenerezza e della cura di Dio per ogni sua creatura.

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Oggi assume per noi il volto di questi bambini e ragazzi, che circa quindici anni fa un frate cappuccino, Giorgio Zulianello, ha iniziato ad accogliere perchè considerati “a rischio” di abbandono e abusi. I Frati hanno considerato opportuno che una comunità femminile potesse occuparsi di loro e ci hanno offerto questa collaborazione che abbiamo accolto, sebbene sappiamo essere una grande sfida, come l’oggi di Dio in questa terra africana che da tanta vita, ma che prova anche molta sofferenza e fatica.

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Dopo alcuni passaggi, oggi il Centro J. Zulianello è passato ai Servizi Sociali dello Stato con una collaborazione nella gestione dei Frati Cappuccini, ospita attualmente una cinquantina di ragazzi, di cui la maggior parte maschi e una decina le femmine. Vanno a scuola e il resto della giornata lo impiegano in attività integrative, di educazione “non formale” e partecipano attivamente al mantenimento del Centro assumendo compiti di pulizia e riordino degli ambienti e di aiuto reciproco. Il direttore è un frate cappuccino aiutato da alcuni educatori del luogo. Raggiunti i diciotto anni i ragazzi dovrebbero lasciare il Centro e crearsi una loro indipendenza avendo ottenuto una formazione umana e professionale ritenuta sufficiente a preparare il loro futuro. DSC_0149_1DSC_0134_2DSC_0135_2DSC_0107_2

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Ero forestiero… e mi avete accolto

DSC_0117 Ero forestiero … e mi avete accolto. 

Suona familiare alle nostre orecchie questa frase, fa parte delle Opere di Misericordia corporale che in questo Anno della Misericordia Papa Francesco ha invitato a riscoprire e a vivere. Per le suore Scalabriniane questa opera di misericordia è diventata un imperativo e una scelta di vita, secondo il carisma del Fondatore Mons. Scalabrini e di Madre Assunta Marchetti.

Nella periferia di Lisbona, ad Amora, una suora scalabriniana,2016-02-18 21.02.18 insieme ad alcuni volontari accoglie bambini provenienti principalmente da San Tome e dalla Guinea Bissau, che devono subire interventi chirurgici di vario genere e non possono farlo nel loro Paese di origine, perchè mancano le condizioni o sono interventi troppo delicati. Vengono accompagnati generalmente dalla madre e si trattengono a Lisbona per il tempo necessario all’intervento e alla convalescenza … IMG-20160202-WA0004 (1)Pedro è stato operato al cuore ed Elisandro al labbro; grazie alla competenza e alla premura di medici e personale ospedaliero e all’accoglienza e alla cura suor Otilia e dei volontari questi bimbi ritrovano la gioia e la speranza in un futuro, non facile, ma certamente migliore, suore e volontari la certezza che “quando avrete fatto questo ad uno dei miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

Password: inculturazione!

Una parola chiave del processo missionario è inculturazione. 

Nel documento Redemptoris Missio, al numero 52, Papa Giovanni Paolo II riprende la definizione dell’Assemblea straordinaria del Sinodo del 1985 per definire l’inculturazione come «l’intima trasformazione degli autentici valori culturali mediante l’integrazione nel cristianesimo e il radicamento del cristianesimo nelle varie culture». L’inculturazione si caratterizza dunque per un doppio movimento: da una parte un movimento dialogico diretto verso le culture, che passa per l’incarnazione del Vangelo e la trasmissione dei suoi valori; d’altra parte un movimento orientato verso la comunità ecclesiale che si traduce nell’introduzione al suo interno di valori presenti nella cultura che essa incontra. Si dà allora una fecondazione reciproca. Inculturazione è anche un processo umano prima ancora che cristiano di trasmissione e accoglienza dei valori fondanti una comunità, un gruppo etnico.

Suor Toinha, prossima alla partenza per la terra africana, condivide la sua esperienza di inculturazione essendo lei brasiliana (dello Stato del Maranhao) e avendo vissuto alcuni anni in Uruguay. inculturazione 1

“L’esperienza di inculturazione è la possibilità che si offre ad una persona di vivere ed entrare a contatto con una determinata cultura. Per la realizzazione di questa esperienza culturale è necessaria molta apertura di mente, usanze, abitudini, soprattutto del cuore; poi è necessaria molta forza e impegno per amare ciò che è differente, diverso. Molte volte in questo processo, amare il diverso provoca dolore e sofferenza, la sensazione è che nel profondo si va rompendo qualcosa. In un primo momento non sai cosa succede con te stessa. 

Quindi iniziano le domande: quali sono le cose veramente importanti per me in questo processo di inculturazione? Quali sono le cose che devo assumere di questa nuova cultura? Cosa devo lasciare della mia cultura? … Da qui si inizia a percorrere un cammino che – per me- è di andata e ritorno, dare e ricevere, arricchire ed essere arricchita con i valori e la ricchezza di una cultura”.

Anche suor Margarita, colombiana, vive da qualche anno in Uruguay e condivide la sua esperienza di inculturazione con questo popolo, offrendoci una interessante riflessione.

colombiaUna colombiana in Uruguay

 Nella mia opzione personale per la vita religiosa credo che l’inculturazione è la costruzione della vita comunitaria quotidiana, la vita comune.

Credo che parte dell’inculturazione è la disposizione che una persona ha nel momento del cambio di cultura , tanto da un Paese ad un altro, così come per regioni, quartieri e comunità.

Il cambio della cultura da un Paese ad un altro mi ha permesso di cambiare: il modo di pensare , muovermi, parlare, sentire, mangiare, il modo di esprimere la fede. Sapendo che fa parte di me tuttavia qui in Uruguay assume un altro significato, per me è imparare nuovi significati che per gli uruguaiani sono comuni. Per esempio, i primi giorni in Uruguay, all’ora della colazione, quando mi chiedevano di andare  a fare colazione io dicevo “un tintico (brodino) va bene”; un tinto in Uruguay significa vino, “un vino va bene”. Le sorelle tra le risa e lo stupore cercarono di comprendere in realtà ciò che chiedevo(forse pensavano che mi piaceva prendere vino al mattino!). Ugualmente i primi giorni le sorelle cucinavano zuppa per la mia colazione.

Per me, inculturazione significa rimanere aperta ai cambiamenti (per esempio il cibo che dalla sua preparazione e presentazione sono diversi e questo non significa uno è meglio dell’altro; così come il modo di pensare ed esprimere la fede). In Colombia la mia esperienza di fede era stata abbastanza strutturata e gerarchica, con questa nuova esperienza la fede è uscita da strutture elaborate ed è diventata diversa. Penso per esempio a un Dio più umano, vicino, e imparo a viverla con più semplicità.  

            L’ inculturazione è anche un doppio movimento che coinvolge in primo luogo le persone native del luogo, in quanto accolgono qualcuno diverso da loro e hanno l’opportunità di condividere con l’altro/a (straniero/a). Il secondo movimento da parte di chi arriva con la sua disponibilità a condividere tutto il suo essere così com’è, tutta la sua esperienza, i suoi valori, così come si dispone ad apprendere. Perché l’esperienza è nuova per entrambe le parti.

Credo che sia il processo dove, man mano che si va ottenendo la conoscenza della nuova cultura, vai poco a poco facendo parte di essa, impari a viverla, ad amarla e in qualche modo a difenderla. A mano a mano che passava il tempo e che andavo conoscendo, amando questo luogo con le sue differenze, mi integravo e sentivo di essere sempre più parte di essa. L’integrazione ovviamente si è costruita mentre mi inserivo nei diversi sistemi che fanno parte del Paese, per esempio nell’educazione, iniziando ad essere parte della vita liceale. Un altro esempio  nel percorrere i quartieri di cui faccio parte così come far parte del sistema della Salute Pubblica.

            Credo anche che l’inculturazione è realizzabile quando incontri la vita, la fede in comune, cammini, modi di pensare, sogni da vivere, carisma, che sono gli ideali che in qualche modo condividi, per esempio in questa realtà uruguaiana, conoscere il Carisma della Congregazione di cui faccio parte e che sento mi spinge e mi anima a camminare insieme alle sorelle uruguaiane e anche degli altri paesi. Sento che c’è in comune la vibrazione, l’ideale di vivere il Vangelo e che è ciò che permette che stiamo in continua apertura all’altro, all’altra.

                       Suor Margarita Sambony

 

Grazie di ieri

Attingo dal blog di un amico africano, che vi invito a visitare (www.slysajah.com) questa curiosa espressione che porta dentro un modo profondo di vivere, un tesoro della cultura africana …

DSC00220“La parola “Grazie di ieri” è una delle prime regole di vita che i genitori, specialmente la madre insegna al suo figlio/a. In essa è racchiuso un grande atto esistenziale: la riconoscenza, la gratitudine. La madre africana insegna al figlio fin da quando inizia a  compiere i primi passi due, tre cose ritenute essenziali nell’ intero arco dell’esistenza: sono il saluto (rivolgere un saluto a chiunque si incontra), il rispetto ( ai piccoli, ai grandi e soprattutto alle persone anziane che rappresentano la Memoria storica della vita), il ringraziamento (“dire sempre grazie per ogni cosa ricevuta, per ogni dono, per ogni gesto e per ogni atto di generosità e di amicizia nonché di fratellanza). E’ quest’ultimo insegnamento che è  la riconoscenza, la gratitudine  che è sintetizzato con la semplicissima e profondissima parola: Grazie di ieri. 2015-08-27 21.11.31

La gratitudine è un valore importante per un africano. Essa è vissuto alla stregua degli altri principi ( i cosiddetti Archè nella filosofia presocratica) come l’accoglienza, la solidarietà, il rispetto, la fratellanza, la bontà e la generosità. Quella del “GRAZIE DI IERI” che sembra il ritornello piuttosto orecchiabile di una canzone di un popolo in festa di inizio primavera o della fine della stagione della pioggia nella mia Africa è un modo semplice ed allegro di Ricordare sempre la persona o le persone che ti hanno donato qualcosa di loro, a te o alla comunità a cui appartieni. La parola IERI, strettamente collegato al finale di GRAZIEsta per indicare questa attitudine di riconoscenza permanente nei confronti di un benefattore o di una donatrice o semplicemente di un sostenitore nei momenti di fatica, di abbandono e di sofferenza.  Ieri è la parola meglio indicata per legare in modo indelebile e coerente il ringraziamento all’ esperienza della  Memoria, del  memoriale, del ricordo, dell’ assenza dell’ oblio, della  dimenticanza o peggio ancora della rimozione. La parola ieri utilizzata in questo contesto ha questa valenza ed assume questo forte connotato di esperienza legata al ricordo. Il “Grazie di Ieri” dunque vuole essere un prezioso invito rivolto a ciascun africano a tenere sempre presente nel suo mondo degli affetti cari e preziosi il volto e il gesto di chi gli ha dato uno sprazzo di felicità, di gioia e naturalmente di serenità esistenziale o attraverso gesti o con oggetti.

“Dalla parte dei poveri” Giornata Missionaria Mondiale 2015

gmm-2015-manifesto-smallPapa Francesco nel bellissimo Messaggio scritto per la Giornata Missionaria Mondiale del prossimo 18 ottobre ha scritto che Vita Consacrata e missione sono legate da un forte legame. Eccone alcuni stralci per riflettere e rinnovare il nostro essere missionari, qui ora!

” Cari fratelli e sorelle, la Giornata Missionaria Mondiale 2015 avviene sullo sfondo dell’Anno della Vita Consacrata e ne riceve uno stimolo per la preghiera e la riflessione. Infatti, se ogni battezzato è chiamato a rendere testimonianza al Signore Gesù annunciando la fede ricevuta in dono, questo vale in modo particolare per la persona consacrata, perché tra la vita consacrata e la missione sussiste un forte legame. La sequela di Gesù, che ha determinato il sorgere della vita consacrata nella Chiesa, risponde alla chiamata a prendere la croce e andare dietro a Lui, ad imitare la sua dedicazione al Padre e i suoi gesti di servizio e di amore, a perdere la vita per ritrovarla. E poiché tutta l’esistenza di Cristo ha carattere missionario, gli uomini e le donne che lo seguono più da vicino assumono pienamente questo medesimo carattere.

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La missione fa parte della “grammatica” della fede, è qualcosa di imprescindibile per chi si pone in ascolto della voce dello Spirito che sussurra “vieni” e “vai”. Chi segue Cristo non può che diventare missionario, e sa che Gesù «cammina con lui, parla con lui, respira con lui. Sente Gesù vivo insieme con lui nel mezzo dell’impegno missionario.

La missione è passione per Gesù Cristo e nello stesso tempo è passione per la gente. (…) E’ urgente riproporre l’ideale della missione nel suo centro: Gesù Cristo, e nella sua esigenza: il dono totale di sé all’ annuncio del Vangelo. Non vi possono essere compromessi su questo: chi, con la grazia di Dio, accoglie la missione, è chiamato a vivere di missione. Per queste persone, l’annuncio di Cristo, nelle molteplici periferie del mondo, diventa il modo di vivere la sequela di Lui e ricompensa di tante fatiche e privazioni. afric 215

Mi rivolgo soprattutto ai giovani, che sono ancora capaci di testimonianze coraggiose e di imprese generose e a volte controcorrente: non lasciatevi rubare il sogno di una missione vera, di una sequela di Gesù che implichi il dono totale di sé, (…) un dono d’amore al servizio dell’annuncio del Vangelo, ricordando che, prima di essere un bisogno per coloro che non lo conoscono, l’annuncio del Vangelo è una necessità per chi ama il Maestro.

Il Vangelo è sorgente di gioia, di liberazione e di salvezza per ogni uomo. La Chiesa è consapevole di questo dono, pertanto non si stanca di annunciare incessantemente a tutti «quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi» (1 Gv 1,1). La missione dei servitori della Parola – vescovi, sacerdoti, religiosi e laici – è quella di mettere tutti, nessuno escluso, in rapporto personale con Cristo.” 

Grazie Papa Francesco!

… nuovi orizzonti missionari

Intitolerei così questa pagina perchè il nostro viaggio in Angola si è arricchito di nuovi luoghi, visitati ieri e oggi, che rendono ancora più ricca la conoscenza (seppur superficiale) di questa terra; con p. Alfonso, nostro instancabile accompagnatore e guida, abbiamo potuto visitare e conoscere le comunità cristiane di Sumba Caju, Camabatela, Negage e Uige, nella provincia di Uige a nord del Paese, a circa 500 km dalla capitale. Abbiamo incontrato le comunità dei Frati Cappuccini, che sono responsabili della pastorale e si prendono cura dei giovani che vorrebbero diventare frati, che qui hanno un tempo di discernimento e completano gli studi superiori. Siamo state ospiti anche delle suore Figlie di Gesù, che ci hanno accolto anche a Luanda diventando così la nostra famiglia adottiva!2015-09-01 08.48.25

E’ stato arricchente poter incontrare diversi istituti di vita religiosa, poter ascoltare la loro esperienza e ricevere consigli … questa sera le suore ci raccontavano che durante la guerra le comunità religiose erano diventate una grande famiglia, c’era molta solidarietà e aiuto reciproco e questo dava molta forza davanti alle difficoltà e alla paura.2015-09-01 08.56.342015-09-01 10.57.53

 

 

 

 

 

 

 

Il nostro viaggio sta per concludersi … domani partiremo per rientrare in Italia. Davanti a noi si sono aperti nuovi orizzonti missionari e coltiviamo nel cuore la speranza che il Signore condurrà nuovamente i nostri passi in questa terra, da questa gente dai tratti cordiali, dall’accoglienza pronta e calorosa, dalla delicatezza dei gesti, dalla curiosità vivace … grazie Angola!2015-09-01 10.13.54

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... ultimi acquisti prima della partenza!
… ultimi acquisti prima della partenza!

Parabens! Felice anniversario

In questa domenica la Parrocchia di Fatima dei Frati Cappuccini insieme alla Chiesa che è in Luanda festeggia il 60^ anniversario di presenza in Angola delle Suore della Misericordia di Verona, arrivate in Angola per la prima volta nel 1954, oggi sono un fiorente istituto religioso molto conosciuto e stimato nel Paese. ...2015-08-30 11.35.50

Fondate dal beato Carlo Steeb e dalla beata Vincenza M. Polini, le religiose appartenenti a questo Isituto vivono le opere di misericordia diffondendo nel mondo e rendendosi espressione della tenerezza e dell’amore di Dio per i piccoli e i poveri secondo il motto Caritas Christi nos urge! O amor de Cristo nos impele! Anche in questa terra di Angola hanno portato la ricchezza del loro carisma e la famiglia religiosa si è arricchita di tante sorelle così da poter essere presenti in diverse comunità.

donne partecipanti alla festa con il foulard e la maglia dedicate all'anniversario
donne partecipanti alla festa con il foulard e la maglia dedicate all’anniversario

Una bellissima celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo di Luanda, mons. Filomeno do Nascimiento Vieira Dias e partecipata da moltissimi fedeli e religiosi/e ha avuto come momento centrale il rinnovo dei voti da parte delle Suore della Misericordia presenti; è poi proseguita presso la casa delle suore, dove prima del pranzo è stata messa in scena una commedia teatrale sulla figura della fondatrice, la beata Vincenza Polini, preparata da alcuni giovani della parrocchia, che ha permesso al pubblico presente di conoscere più da vicino questa bella figura di donna cristiana.

Il ritornello del canto finale esprime l’anelito missionario di ogni cristiano:

O amor de Deus repousa en mim, O amor de Deus mè consagrou, o amor de Deus me enviou a servir e amar o seu povo

L’Amore di Dio riposa in me, l’amore di Dio mi ha consacrato, l’amore di Dio mi inviato a servire e ad amare il suo popolo

Due missionarie italiane ricordano e raccontano ...
Due missionarie italiane ricordano e raccontano …

Artigianato locale, la cultura di un popolo

Ci aggiriamo tra i mille colori incantevoli delle stoffe dai disegni più caratteristici, ...2015-08-29 10.49.54per poi inoltrarci verso gli oggetti che sono parte della cultura tradizionale e raccontano la vita della gente, la donna che fatica portando pesi sulla testa, oppure pestando la manioca, i cacciatori che trasportano la grande preda catturata, il guerriero e gli animali di varie specie che popolano la savana (l’elefante, la giraffa, il rinoceronte… ).

...2015-08-29 10.53.49

Ad un tratto la nostra attenzione viene catturata dalla statua dell’ amor de mae,  una bellissima rappresentazione della madre che alza verso il cielo il proprio piccolo, in un gesto di dare e ricevere dal cielo quel dono che solo l’amore di una madre può custodire e far crescere. E poi ancora la curiosa figura del pensatore africano, un uomo accovacciato che si tiene la testa tra le mani, che qui attribuiscono al dono della saggezza africana, della ricerca di un perchè a ciò che succede.

... 2015-08-29 10.41.04

Mentre ci inoltriamo tre una bancarella e l’altra continuamente i venditori ci invitano a vedere i propri oggetti e ad apprezzarne l’arte … qualcuno ci racconta la sua storia, altri ci spiegano come viene lavorato l’oggetto e ce lo mostrano; sono veramente bravi e rimaniamo ammirate dal fascino di queste opere. Ci sono anche gli oggetti creati con la paglia, ceste, cestini,  contenitori di vario genere e poi i vassoi in legno, gli oggetti in avorio e malachite e i batik, coloratissimi, che rappresentano i tradizionali villaggi africani e scene di vita quotidiana. ...2015-08-29 10.58.25... 2015-08-29 10.50.06

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