ATTENDERE, INIZIARE, CONTINUARE

Si attende la cura di una malattia, il ritorno di chi è lontano, una casa finalmente libera dalla paura, una scuola che possa riaprire le sue porte a tutti, un lavoro dignitoso, un luogo in cui sentirsi al sicuro. Si attende la fine delle violenze, la possibilità di ricominciare, la guarigione dei corpi e delle ferite invisibili, la libertà di abbracciarsi e di incontrarsi senza timore.

Si attende di poter tornare a camminare senza confini, di attraversare strade nuove, di immaginare un futuro diverso. Si attendono nascite, incontri, riconciliazioni, nuove forme di convivenza, un’economia più giusta, un rapporto diverso con la terra e con gli altri.

Si attende che qualcosa cambi, dentro e fuori di noi: che si aprano possibilità dove oggi vediamo soltanto limiti, che la cura sostituisca l’indifferenza, che la giustizia trovi finalmente spazio.

E nel frattempo si riparte.

Si continua, sostenendo la quotidianità, fatta di gesti semplici e insieme profondi: il lavoro, la cura, le relazioni, l’educazione, l’ascolto, la responsabilità, la fatica e la gioia dei giorni. Perché è anche dentro ciò che accade ogni giorno che ci costruiamo, impariamo a stare nel mondo, a prenderci cura degli altri e di noi stessi, a dare forma a ciò che ancora non c’è.

Si riparte da qui, da ciò che abbiamo e da ciò che possiamo fare insieme, senza smettere di attendere ciò che desideriamo.

Foto: alcuni dei bambini e bambine del Centro Frei Giorgio Zulianello, nel primo giorno di Scuola. M’Banza Congo (Angola)

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