La testimonianza di Elisa Maricelli (Conferenza Missionaria Svizzera-Italiana)

Ci siamo ricascati e siamo tornati in Angola, accolti a braccia aperte dalle nostre amiche suore Missionarie Francescane del Verbo Incarnato.
Questa volta ci siamo fermati due settimane a Luanda, dove abbiamo affiancato i volontari locali nello svolgimento di un GREST nella Paróquia Santíssima Trindade, di Viana. In particolare, abbiamo lavorato con i bambini e i ragazzi della Capela Saõ Miguel. Poi ci siamo trasferiti a M’banza Kongo, per abbracciare e tenere stretti vecchi e nuovi amici.








Siamo atterrati mercoledì 1. luglio alle 5.30 del mattino e alle 9 eravamo già operativi con una cinquantina di bambini. Colmi di stupore, ci siamo accorti di non essere stanchi: quando si lavora per Quello lassù, non importa se non hai lavato la faccia o hai viaggiato tutta la notte. Ce la fai, perché sei spinto da un’energia indescrivibile, che ti permette di buttarti a capofitto nei tuoi compiti, senza paura. È come se Gli dicessi: “Senti, sono qui per Te. Dammi una mano e io farò ciò che desideri”.
Sono stati giorni intensi, di cui non abbiamo sprecato nemmeno un istante: abbiamo riempito i tempi vuoti accompagnando le suore in farmacia o a fare la spesa, oppure lavando i piatti e cucinando con le 4 aspiranti con cui abitavamo. Sono stati fondamentali la presenza e il sostegno delle suore, e la collaborazione con i ragazzi della Pastorale Giovanile locale e con le aspiranti MFVI, che ci hanno insegnato dinamiche nuove, balli, canti e… un po’ di portoghese. Abbiamo lavorato con ognuna di queste persone spalla a spalla; senza, non ce l’avremmo mai fatta.

La colonia è andata bene, i bambini sono tornati a casa contenti e con il desiderio di rimanere. Quando gli animatori hanno raccomandato loro di non presentarsi il lunedì successivo, perché il campo era finito, un bambino ha risposto: “Ma io vengo lo stesso e poi dico che sono qui per salutare le suore!”. Un successo sotto tutti gli aspetti, quindi.
Eppure.
Sono una fan di Niccolò Fabi, che in una sua vecchia canzone canta:
Raro è trovare una cosa speciale
Nelle vetrine di una strada centrale
Per ogni cosa c’è un posto
Ma quello della meraviglia
È solo un po’ più nascosto.
Ecco, anche noi, nonostante l’entusiasmo dell’obiettivo raggiunto, abbiamo trovato la vera meraviglia da un’altra parte: nelle riunioni di ogni giorno, nelle discussioni durante il pranzo e nelle chiacchierate nel primo pomeriggio. Alle 12.30, i bambini venivano accompagnati a casa, e i grandi, tra cui noi volontari, avevano un paio d’ore per riflettere sul mattino, organizzare il giorno seguente e conoscersi. Abbiamo vissuto scambi profondi, condiviso modi di pensare diversi, scoperto abitudini e tradizioni, trovato dei nuovi amici.

I ragazzi della Pastorale Giovanile locale erano stupiti dal nostro don Jean-Luc Farine, vicario generale della Diocesi di Lugano, che giocava e scherzava con i bambini il mattino, mangiava al nostro stesso tavolo a pranzo e non esitava a interagire con tutti, senza distinzioni. “È strano, non siamo abituati a un simile comportamento da parte di un prete diocesano, ma è bello” è stato il commento finale.
Ci ha sorpresi la fede profonda che freme in questo Paese, così intensa da portarci a regalare a ogni animatore e alle quattro aspiranti una Bibbia ciascuno. Non trovo le parole adatte per descrivere la loro commozione quando hanno intuito cosa ci fosse all’interno del pacchetto ricevuto. Il solo pensiero mi commuove ancora. Ho nelle orecchie Marcela che con la carta in mano e le lacrime agli occhi grida: “Apritelo, apritelo, dovete aprirlo!”. I ragazzi non hanno voluto, preferendo farlo in famiglia, a casa, perché, di nuovo, “per ogni cosa c’è un posto”.
È vero, è raro “trovare una cosa speciale / nelle vetrine di una strada centrale”, ma non bisogna fare molto per superare il problema. Basta prendere il coraggio a due mani e imboccarne una laterale. A quel punto, il grosso è fatto. È sufficiente aprire occhi, cuore e mente, e vivere.
Le cose semplici, i gesti delicati, i sorrisi; il desiderio di non sprecare un istante di quanto ci viene offerto: ogni possibilità diventa un’opportunità da cogliere al volo per conoscere, familiarizzare, fraternizzare.
Dobbiamo imparare a camminare così, con maggiori intensità ed entusiasmo, in ogni momento, senza lasciarci scivolare addosso la vita.
Mi piace sempre rientrare a casa, riabbracciare i miei cari, trovare i miei odori e i miei sapori, camminare per le mie strade; ogni volta mi porto qualcosa dal Paese che ho visitato. Nel 2026 un canto angolano che non mi lascia mai. È di Célsio Mambo e ripete ininterrottamente:
Como hei de agradecer
A tamanha Graça
Que o Sehnor me concedeu!
Oh meu Deus, meu Deus!
Como hei de agradecer!
In Africa ho salutato tutti con la tranquillità e la calma di chi sa che tornerà,
“perché l’argento sai si beve / ma l’oro si aspetta / l’oro si aspetta”.*
* Le citazioni sono tratte da: Niccolò Fabi, Il negozio d’antiquariato, 2003; Célsio Mambo, Tamanha Graça, 2023.
