Autore: missioinafrica

Frei Angelo Graziani: quando il sangue dei martiri…

DSC_0668All’entrata della casa dei Frati Cappuccini di Mbanza Congo, sulla destra, c’è questa fotografia di frei Angelo Graziani, martire della fede in Angola. Qualche giorno fa è arrivato nella comunità frate Rodolfo, postulatore della causa di beatificazione di questo frate e insieme a lui abbiamo avuto l’opportunità di conoscere e vedere i luoghi del martirio incontrando la gente del villaggio dove questo tragico evento è avvenuto e dove ha trovato sepoltura il suo corpo per cinquantacinque anni.

Il villaggio di Mpangala si trova a circa 100 km da Mbanza Congo, nel Municipio di Coimba. Nel marzo del 1961, mentre in Angola iniziava la guerra per l’indipendenza dal Portogallo, questo frate durante la Quaresima aveva raggiunto la comunità cristiana per preparali alla Pasqua, ormai vicina. Una notte alcuni giovani entrano nella sua stanza, lo uccidono e abbandonano il suo corpo nel villaggio vicino … il catechista, la moglie e altre due persone gli danno sepoltura in un campo non molto lontano dal villaggio … un testimone racconta che gli uccisori gridarono alla gente: “riprendetevi il vostro cristiano!”.

I Frati dopo 35 anni di silenzio sono riusciti ad avere notizie e a farsi rivelare dalla gente il luogo dove il loro confratello

Luogo del martirio di frei Angelo
Luogo del martirio di frei Angelo 

era stato sepolto e hanno potuto così raccogliere informazioni più dettagliate rispetto alla vicenda e alla vita di frei Angelo, decidendo poi di avviare il Processo per la Causa di beatificazione.

L’accoglienza nei villaggi è stata molto calorosa (sotto tanti punti di vista!!); era la memoria liturgica della Visitazione di Maria … quello che abbiamo vissuto insieme è stata una pagina di Vangelo vivente, in cui Dio ha nuovamente visitato il suo popolo ed essi con gioia hanno esultato, celebrando l’Eucarestia.

Dopo la celebrazione c’è stato un dialogo con la gente dei due villaggi in merito alle tappe necessarie perchè il riconoscimento della santità di vita di frei Angelo venga riconosciuta, tra cui la riesumazione del corpo. Dopo qualche incertezza e resistenza iniziale la gente ha accolto questa proposta dei frati e si è detta pronta a collaborare perchè la vita di frei Angelo sia una benedizione per tutti, in particolare per loro che l’hanno amato e custodito come un fratello.

Molto preziosa è stata la mediazione di frei Dalton, un frate angolano che parlando la lingua locale ha facilitato la comprensione e il dialogo. Nel pomeriggio ci siamo recati in processione nel luogo della sepoltura di frei Angelo, abbiamo pregato e poi alcuni anziani hanno compiuto un rito della tradizione, bevendo una bevanda particolare e rendendone partecipe il defunto con alcune gocce versate nella terra … anche questo è un modo per celebrare la vita che continua oltre la morte.

 

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Alla scoperta del Regno del Congo …

DSC_0543Durante la pausa pedagogica gli Educatori del Centro hanno proposto per i ragazzi una visita guidata al Museo dei Re del Congo, perchè la città di Mbanza Congo vanta il prestigio di essere stata per molti secoli l’antica capitale di questo grande Regno, la cui estensione andava da buona parte dell’attuale Repubblica Democratica del Congo alla metà dell’attuale Angola, confine delimitato dal fiume Kwanza.

Divisi in piccoli gruppi abbiamo seguito le nostre guide facendo un tuffo DSC_0604nel passato per arrivare ai giorni nostri incontrando il Consiglio Tradizionale che ha sostituito l’autorità del Re. Attraverso la conoscenza di usi, costumi e tradizioni, abbiamo ammirato gli strumenti per la caccia e quelli per il lavoro quotidiano, le armi utilizzate fabbricate con la lavorazione del ferro grezzo (principalmente frecce e lance con punte di ferro, ma anche un fucile, utilizzato nella rivolta contro i portoghesi e nelle lotte interne al Regno) e poi gli abiti del re e il trono reale portati in dono dai portoghesi, i gioielli donati dal Re del Portogallo e gli oggetti del culto, per i vari riti propiziatori.DSC_0600DSC_0584

 

 

 

 

 

 

Nel giardino si può vedere il grande albero, considerato sacro, all’ombra del quale il Re accoglieva i visitanti del Regno e il luogo in cui, alla sua morte, veniva preparato il corpo, affinchè si mantenesse integro per essere “onorato” dal popolo e dai regnanti vicini.DSC_0555

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Vinde Espìrito Santo … acendei o fogo do vosso amor

“Vinde Espìrito Santo, enchei os coraçoes dos vossos fìeis

e acendei neles o fogo do vosso amor”

Nella Solennità di Pentecoste, domenica 15 maggio 2016, la Diocesi di Mbanza Congo gioisce per il dono di tre nuovi diaconi e per l’accoglienza di due Congregazioni religiose, le Missionarie Francescane del Verbo Incarnato e le Missionarie del Sacro Cuore di Maria. 20160515_14000020160515_112043 20160515_113717 20160515_121514 20160515_121638 20160515_125649 20160515_125656 20160515_132329 20160515_132615

La celebrazione è stata bellissima! Il popolo di Dio ha cantato e danzato la gioia, la vita, la Grazia, ha invocato il dono dello Spirito, ha pregato per i nuovi diaconi, ha donato e condiviso i propri beni, ha reso grazie a Dio per la sua bontà e misericordia.

Il Vescovo Vincente Carlos Kiaziku ha presieduto la celebrazione,  ha imposto le mani ai nuovi diaconi e invocato da Dio la benedizione, consacrando le loro vite alla diakonìa, al servizio di ogni uomo, come Gesù, che dice ai suoi discepoli “chi vuol essere grande tra di voi sia il servo di tutti” e si china a lavare loro i piedi …

Al termine della solenne celebrazione il Vescovo ha anche presentato alla Diocesi due nuove Congregazioni religiose che collaboreranno nel servizio del Regno di Dio in questa terra: le Missionarie Francescane del Verbo Incarnato e le Missionarie del Sacro Cuore di Maria (di fondazione brasiliana). Il dono dei carismi è dono dello Spirito, presenza di Dio che rinnova e riempie la terra perchè ogni uomo possa vedere, toccare e gustare la sua presenza attraverso il dono totale di sè che queste sorelle esprimono con l’offerta della loro vita a Dio e ai fratelli.

Maggio, il mese di Maria e della “pausa pedagogica”!

L’animazione del mese di maggio ruota intorno alla festività di Nossa Senhora de Fatima, memoria che si celebra il 13 maggio e che anche qui in Angola (ex colonia portoghese) ha messo radici profonde. I ragazzi del Centro sono stati coinvolti nella preparazione e celebrazione della recita del Rosario, che in questo mese è curato e animato più che nel resto dell’anno!

DSC_0508Grazie all’arte pittorica di Cris un bel dipinto di Maria veglia su di noi e la sua presenza è onorata dalle preghiere e dalle suppliche dei ragazzi che ogni giorno rivolgono alla Madre di Gesù per i propri familiari, per i governanti, per gli educatori e i benefattori del Centro, per chi soffre, per gli amici che sono partiti o che presto lasceranno il  Centro … DSC_0513

 

 

 

 

 

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In questo mese finisce anche il primo trimestre e, dopo che gli alunni hanno sostenuto le prove in tutte le materie, la scuola concede una “pausa pedagogica” di due settimane, prima di avviare il secondo trimestre. Quindi i ragazzi che sono a casa vengono coinvolti in attività di lavoro (zappare l’orto, raccogliere l’erba cresciuta intorno al Centro, oltre ai consueti lavori di pulizia e riordino degli ambienti) e di gioco; ogni pomeriggio si svolgono le Olimpiadi con  staffette, partite di calcio e basket, corsa con i sacchi, tiro alla fune … qualche risata e tante polemiche!!!

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I più piccoli amano molto andare nella biblioteca e avere uno spazio tutto per loro per poter colorare, costruire, leggere e giocare nella tranquillità che nessun “grande” verrà a disturbare! DSC_0471

 

 

 

 

 

 

 

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“Conoscono la mia voce e mi seguono …”

e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce” (Gv 10, 3-4).

17 aprile 2016, domenica del Buon Pastore scelta come Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni un piccolo gruppo vocazionale accompagnato da Frei Candido, suor Antonia e suor Stefania, dalla città di Mbanza Congo, si è trasferito nel villaggio di Tiva, a circa 25 km verso la frontiera, per celebrare insieme a questo povo de Deus la Giornata Vocazionale nel giorno del Signore.

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Dopo la celebrazione eucaristica animata dai canti dei ragazzi e dei giovani presenti, Frei Candido ha tenuto una catechesi sulla Vocazione lasciando poi spazio alle domande e alle riflessioni dei ragazzi, che con semplicità e sapienza hanno espresso il loro desiderio di servire il Signore e di incontrarsi più spesso per crescere nella fede e conoscere meglio il Vangelo.

Il Signore ama in ogni tempo e in ogni luogo … e chi ama: chiama!

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La Ju.Fra : il volto giovane di S.Francesco in Angola!

IMG_20160409_163558228_HDRQuando un cammino è vero, quando una proposta è interessante, quando gli ideali sono grandi, quando il testimone è autentico … li ci sono i giovani! E’ così anche per la Ju.Fra di Mbanza Kongo che abbiamo incontrato. Siamo state presentate come le nuove assistenti del gruppo e l’accoglienza dei trenta giovani presenti è stata calorosa, a tratti timida e riservata, ma disponibile alla novità! Il percorso di formazione di questo gruppo è stato definito a inizio anno, alcuni di loro (quelli che da più anni ne fanno parte)  sono gli animatori responsabili ; questo incontro prevedeva una riflessione sul tema ” A ecologia e o franciscano” e irma Antonia attraverso una dinamica e l’Enciclica “Laudato si” di Papa Francesco, ha guidato i giovani nella riflessione e nei lavori di gruppo, giungendo poi a dei piccoli impegni quotidiani per partecipare alla custodia del creato e al rispetto dell’ambiente perchè l’armonia della Creazione, già alterata dall’incuria e dell’egoismo dell’uomo, non venga totalmente rovinata.

In Africa la terra è considerata un bene che Dio ha dato all’uomo perchè la possa abitare e da essa possa ottenere ciò di cui ha bisogno, ma nel rispetto dei suoi ritmi e della sua natura … quando l’uomo non rispetta questo la natura si ribella e si rovina quell’armonia delle origini, dove tutto era buono.

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Quando la provvidenza bussa …

La provvidenza ha bussato alla porta del “Centro Zulianello”e noi con molta gioia abbiamo aperto!! Proprio la seraIMG_20160403_132949246 prima un ragazzo del Centro aveva detto al responsabile: ” a comida è pouca … il pasto è poco … abbiamo fame!” e il frate in risposta: “lo so, ma c’è la crisi!” … Il Signore ha ascoltato il grido dei suoi piccoli ed è intervenuto per la bontà di alcuni fratelli nella fede appartenenti alla Chiesa Evangelica di San Giosafat che ha sede a Luanda. Il loro responsabile li ha mandati proprio a M’Banza Congo, dai bambini del Centro che già avevano ricevuto la loro visita lo scorso anno, con un pullman carico di prodotti alimentari, soprattutto riso e latte, alcuni giochi, del materiale scolastico e qualche pacco di vestiti.

IMG_20160403_133303360_HDRI bambini e i ragazzi hanno accolto gli ospiti con canti di benvenuto e alcune poesie inventate da loro, alcune davvero commoventi per la semplicità e la modalità di espressione … La Pastora, che accompagnava il gruppo, ha espresso la sua gioia nell’incontrare nuovamente i ragazzi e ha spiegato di aver risposto ad un appello di Gesù che davanti alla richiesta di cibo per sei mila uomini aveva detto ai discepoli: “Voi stessi date loro da mangiare …” e così hanno messo a disposizione quello che potevano perchè sarà poi il Signore a moltiplicarlo.

La testimonianza di questi fratelli ci aiuta a riflettere nuovamente sulla compassione e la misericordia di Dio per ciascuno dei suoi figli e ci spinge ad essere strumenti di pace e di bene.IMG_20160403_142219088

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Seja bem vindo!

Arriviamo a M’Banza Congo sabato 26 marzo, Sabato Santo, mentre fervono i preparativi per la Festa di Pasqua, accolte dai bambini, dai ragazzi e dagli educatori del Centro “Frei Jorge Zulianello” e dalla comunità dei Frati Cappuccini di M’Banza Congo, che ci ospiterà per qualche mese. Un canto e il dono di un disegno sono i gesti di benvenuto che accogliamo con gioia. DSC_0008_2

Inizia questa nuova avventura missionaria… Desideriamo conoscere, ascoltare ed entrare in dialogo con questa realtà in cui il carisma di Madre Giovanna attraverso di noi si potrà incarnare per essere espressione della tenerezza e della cura di Dio per ogni sua creatura.

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Oggi assume per noi il volto di questi bambini e ragazzi, che circa quindici anni fa un frate cappuccino, Giorgio Zulianello, ha iniziato ad accogliere perchè considerati “a rischio” di abbandono e abusi. I Frati hanno considerato opportuno che una comunità femminile potesse occuparsi di loro e ci hanno offerto questa collaborazione che abbiamo accolto, sebbene sappiamo essere una grande sfida, come l’oggi di Dio in questa terra africana che da tanta vita, ma che prova anche molta sofferenza e fatica.

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Dopo alcuni passaggi, oggi il Centro J. Zulianello è passato ai Servizi Sociali dello Stato con una collaborazione nella gestione dei Frati Cappuccini, ospita attualmente una cinquantina di ragazzi, di cui la maggior parte maschi e una decina le femmine. Vanno a scuola e il resto della giornata lo impiegano in attività integrative, di educazione “non formale” e partecipano attivamente al mantenimento del Centro assumendo compiti di pulizia e riordino degli ambienti e di aiuto reciproco. Il direttore è un frate cappuccino aiutato da alcuni educatori del luogo. Raggiunti i diciotto anni i ragazzi dovrebbero lasciare il Centro e crearsi una loro indipendenza avendo ottenuto una formazione umana e professionale ritenuta sufficiente a preparare il loro futuro. DSC_0149_1DSC_0134_2DSC_0135_2DSC_0107_2

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Ero forestiero… e mi avete accolto

DSC_0117 Ero forestiero … e mi avete accolto. 

Suona familiare alle nostre orecchie questa frase, fa parte delle Opere di Misericordia corporale che in questo Anno della Misericordia Papa Francesco ha invitato a riscoprire e a vivere. Per le suore Scalabriniane questa opera di misericordia è diventata un imperativo e una scelta di vita, secondo il carisma del Fondatore Mons. Scalabrini e di Madre Assunta Marchetti.

Nella periferia di Lisbona, ad Amora, una suora scalabriniana,2016-02-18 21.02.18 insieme ad alcuni volontari accoglie bambini provenienti principalmente da San Tome e dalla Guinea Bissau, che devono subire interventi chirurgici di vario genere e non possono farlo nel loro Paese di origine, perchè mancano le condizioni o sono interventi troppo delicati. Vengono accompagnati generalmente dalla madre e si trattengono a Lisbona per il tempo necessario all’intervento e alla convalescenza … IMG-20160202-WA0004 (1)Pedro è stato operato al cuore ed Elisandro al labbro; grazie alla competenza e alla premura di medici e personale ospedaliero e all’accoglienza e alla cura suor Otilia e dei volontari questi bimbi ritrovano la gioia e la speranza in un futuro, non facile, ma certamente migliore, suore e volontari la certezza che “quando avrete fatto questo ad uno dei miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

Password: inculturazione!

Una parola chiave del processo missionario è inculturazione. 

Nel documento Redemptoris Missio, al numero 52, Papa Giovanni Paolo II riprende la definizione dell’Assemblea straordinaria del Sinodo del 1985 per definire l’inculturazione come «l’intima trasformazione degli autentici valori culturali mediante l’integrazione nel cristianesimo e il radicamento del cristianesimo nelle varie culture». L’inculturazione si caratterizza dunque per un doppio movimento: da una parte un movimento dialogico diretto verso le culture, che passa per l’incarnazione del Vangelo e la trasmissione dei suoi valori; d’altra parte un movimento orientato verso la comunità ecclesiale che si traduce nell’introduzione al suo interno di valori presenti nella cultura che essa incontra. Si dà allora una fecondazione reciproca. Inculturazione è anche un processo umano prima ancora che cristiano di trasmissione e accoglienza dei valori fondanti una comunità, un gruppo etnico.

Suor Toinha, prossima alla partenza per la terra africana, condivide la sua esperienza di inculturazione essendo lei brasiliana (dello Stato del Maranhao) e avendo vissuto alcuni anni in Uruguay. inculturazione 1

“L’esperienza di inculturazione è la possibilità che si offre ad una persona di vivere ed entrare a contatto con una determinata cultura. Per la realizzazione di questa esperienza culturale è necessaria molta apertura di mente, usanze, abitudini, soprattutto del cuore; poi è necessaria molta forza e impegno per amare ciò che è differente, diverso. Molte volte in questo processo, amare il diverso provoca dolore e sofferenza, la sensazione è che nel profondo si va rompendo qualcosa. In un primo momento non sai cosa succede con te stessa. 

Quindi iniziano le domande: quali sono le cose veramente importanti per me in questo processo di inculturazione? Quali sono le cose che devo assumere di questa nuova cultura? Cosa devo lasciare della mia cultura? … Da qui si inizia a percorrere un cammino che – per me- è di andata e ritorno, dare e ricevere, arricchire ed essere arricchita con i valori e la ricchezza di una cultura”.

Anche suor Margarita, colombiana, vive da qualche anno in Uruguay e condivide la sua esperienza di inculturazione con questo popolo, offrendoci una interessante riflessione.

colombiaUna colombiana in Uruguay

 Nella mia opzione personale per la vita religiosa credo che l’inculturazione è la costruzione della vita comunitaria quotidiana, la vita comune.

Credo che parte dell’inculturazione è la disposizione che una persona ha nel momento del cambio di cultura , tanto da un Paese ad un altro, così come per regioni, quartieri e comunità.

Il cambio della cultura da un Paese ad un altro mi ha permesso di cambiare: il modo di pensare , muovermi, parlare, sentire, mangiare, il modo di esprimere la fede. Sapendo che fa parte di me tuttavia qui in Uruguay assume un altro significato, per me è imparare nuovi significati che per gli uruguaiani sono comuni. Per esempio, i primi giorni in Uruguay, all’ora della colazione, quando mi chiedevano di andare  a fare colazione io dicevo “un tintico (brodino) va bene”; un tinto in Uruguay significa vino, “un vino va bene”. Le sorelle tra le risa e lo stupore cercarono di comprendere in realtà ciò che chiedevo(forse pensavano che mi piaceva prendere vino al mattino!). Ugualmente i primi giorni le sorelle cucinavano zuppa per la mia colazione.

Per me, inculturazione significa rimanere aperta ai cambiamenti (per esempio il cibo che dalla sua preparazione e presentazione sono diversi e questo non significa uno è meglio dell’altro; così come il modo di pensare ed esprimere la fede). In Colombia la mia esperienza di fede era stata abbastanza strutturata e gerarchica, con questa nuova esperienza la fede è uscita da strutture elaborate ed è diventata diversa. Penso per esempio a un Dio più umano, vicino, e imparo a viverla con più semplicità.  

            L’ inculturazione è anche un doppio movimento che coinvolge in primo luogo le persone native del luogo, in quanto accolgono qualcuno diverso da loro e hanno l’opportunità di condividere con l’altro/a (straniero/a). Il secondo movimento da parte di chi arriva con la sua disponibilità a condividere tutto il suo essere così com’è, tutta la sua esperienza, i suoi valori, così come si dispone ad apprendere. Perché l’esperienza è nuova per entrambe le parti.

Credo che sia il processo dove, man mano che si va ottenendo la conoscenza della nuova cultura, vai poco a poco facendo parte di essa, impari a viverla, ad amarla e in qualche modo a difenderla. A mano a mano che passava il tempo e che andavo conoscendo, amando questo luogo con le sue differenze, mi integravo e sentivo di essere sempre più parte di essa. L’integrazione ovviamente si è costruita mentre mi inserivo nei diversi sistemi che fanno parte del Paese, per esempio nell’educazione, iniziando ad essere parte della vita liceale. Un altro esempio  nel percorrere i quartieri di cui faccio parte così come far parte del sistema della Salute Pubblica.

            Credo anche che l’inculturazione è realizzabile quando incontri la vita, la fede in comune, cammini, modi di pensare, sogni da vivere, carisma, che sono gli ideali che in qualche modo condividi, per esempio in questa realtà uruguaiana, conoscere il Carisma della Congregazione di cui faccio parte e che sento mi spinge e mi anima a camminare insieme alle sorelle uruguaiane e anche degli altri paesi. Sento che c’è in comune la vibrazione, l’ideale di vivere il Vangelo e che è ciò che permette che stiamo in continua apertura all’altro, all’altra.

                       Suor Margarita Sambony